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ferrero bertinotti

Ferrero risponde a Bertinotti: Un errore distruggere tutto

venerdì 08 maggio 2009

“In politica troppa confusione può portare al nichilismo”. Intervista a Paolo Ferrero 

di Frida Nacinovich – Liberazione, 8 maggio 2009
Segretario Ferrero, in un’intervista a “l’Unità” il suo predecessore Fausto Bertinotti guarda alle elezioni europee e dice: «Tanto peggio, tanto meglio». Quindi pensa che in fondo sarebbe un bene se alla sinistra del Pd nessuno arrivasse al 4%. Alla cronista viene in mente un racconto di Edgar Allan Poe, il gatto nero, con il protagonista che uccide prima l’amato gatto di casa poi la moglie. Davvero è tutto da buttare, tutto da rifare? La sinistra italiana è davvero come l’araba fenice, deve rinascere dalle sue ceneri?
Finalmente Fausto fa un’analisi della sconfitta elettorale simile a quella fatta dalla maggioranza che ha vinto il congresso di Chianciano. Ne prendo atto con favore.

 

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Lettere su Stalin

Lettere su Stalin

“Stalin mostro sanguinario o politico realista costretto dalla storia a scelte obbligate?”. Cominciava così, su Liberazione di venerdì 10 aprile 2009, una recensione di Guido Liguori al libro diDomenico Losurdo “Stalin. Storia e critica di una leggenda nera” (Carocci). Il giorno dopo sul giornale veniva pubblicata una lettera, firmata da un gruppo di redattori, nella quale si criticavano il libro di Losurdo, la recensione di Liguori e la decisione del direttore di Liberazione di autorizzarne la pubblicazione. Ecco qui di seguito i documenti del “caso” e gli interventi inviati al giornale.

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Soluzioni per la crisi con l’aiuto di Keynes

SAGGI
Soluzioni per la crisi con l’aiuto di Keynes
Da Bollati Boringhieri torna il classico di Minsky
Francesco Garibaldo
LIBRI: HYMAN P. MINSKY, JOHN MAYNARD KEYNES E L’INSTABILITÀ DEL CAPITALISMO, BOLLATI BORINGHIERI, PP 233, EURO 18

TRATTO DA ilmanifesto del 28 aprile 2009
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A piazza Navona, una lista “rossissima”

tratto da il manifesto
FUORIPAGINA 18/04/2009

di Matteo Bartocci

Un’unica «bandiera rossa». Cantata dal pubblico prima, durante e dopo ogni intervento dal palco. Un’unica falce e martello per la sinistra comunista «erede» del Pci. Rifondazione, comunisti italiani e Socialismo 2000 (l’area ex Ds guidata da Cesare Salvi) scelgono piazza Navona a Roma per iniziare la propria campagna elettorale per le europee.
«E’ un progetto chiaro – spiega il segretario del Prc Paolo Ferrero prima del suo comizio – che continuerà anche dopo le europee a prescindere dal dato elettorale». Parole che confermano come questa lista elettorale sia effettivamente un passo decisivo verso l’ “unità dei comunisti”. Sempre che gli elettori mostrino di apprezzare l’obiettivo. A lanciare sul nastro di partenza la nuova formazione «rossissima» i leader di quasi tutta la sinistra europea che conta. Lothar Bisky della Linke tedesca; Paco Frutos, segretario del partito comunista spagnolo e Francis Wurtz, capogruppo del gruppo Gue/Ngl al parlamento europeo e storico dirigente a Strasburgo del partito comunista francese.
In piazza quasi quattromila persone, su cui campeggia nelle prime file «comunisti per sempre», lo striscione del circolo Zhukov di Poggibonsi. Quando i tre leader salgono sul palco il coro è unanime: «Uniti, uniti, uniti». Poco importa che l’appello all’unità riguardi una lista che, secondo i sondaggi più ottimisti, supera di poco la soglia del 4%.
Il primo a intervenire dal palco è Cesare Salvi, l’ex ministro del Lavoro fuoriuscito dalla Sinistra democratica di Fava e Mussi. «A chi mi chiede come mi trovo con la falce e martello – dice – rispondo: benissimo. Mi sembra di essere tornato ragazzo». Anche Diliberto, dopo di lui, prova il tasto dell’entusiasmo. «Guardate quanto ce n’è in questa piazza – dice al pubblico – vi ricordate l’Arcobaleno un anno fa?». «Tante volte i nostri partiti hanno sfilato insieme – sottolinea – ma oggi c’è un’unica bandiera rossa comune, una sola falce e martello». Ferrero concorda e nel suo comizio, subito dopo, lo spiega così: «Noi siamo gli eredi non pentiti delle lotte per la libertà, la giustizia e i diritti civili di questo paese». «Se un giornalista -dice – ci chiede se siamo vetero o abbiamo il torcicollo – qui qualcuno nelle prime file azzarda a rispondere «sì, si, sì» – noi diciamo che no – corregge subito il segretario, dedicando la giornata a Carlo Giuliani e al movimento no global».
Sotto le falci e martello che garriscono al vento si parla un po’ anche delle liste. Resta ancora in sospeso il nodo dei segretari. «Io non mi candido – ribadisce Ferrero – fare il segretario di Rifondazione è già un compito gravoso e candidarmi per poi dimettermi sarebbe una finzione inaccettabile. Se qualcun altro vuol farlo, certo noi non metteremo veti».
Le pressioni, anche dentro il Prc, perché Ferrero sciolga la riserva sono notevoli. Sarebbe l’ufficializzazione dell’unità dei comunisti anche per il futuro. Non a caso, a via del Policlinico, provano a mettere qualche paletto alla candidatura di Diliberto. Nessun veto appunto ma spinta per una presenza non in una circoscrizione «forte» come quella centrale ma nelle caselle deboli (Isole o Sud). Ipotesi che il Pdci per ora non accetta.
Segretari a parte alcuni nomi sono ormai certi: Margherita Hack, Heidi Giuliani e Lidia Menapace sono sicure. Come Salvatore Bonadonna (bertinottiano rimasto nel Prc), Massimo Villone di Socialismo 2000 e Fabio Amato, responsabile esteri di via del Policlinico. Ricandidati anche gli europarlamentari uscenti Giusto Catania e Vittorio Agnoletto, che dovrebbe essere il capolista nel Nord Ovest. Contatti infine con scrittori importanti come Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Valeria Parrella. Agita appena un po’ le acque la possibile candidatura di Rosario Crocetta, il sindaco antimafia a Gela passato al Pd che Franceschini pare non voler candidare. «Sono sempre inclusivo e non esclusivo», risponde a denti stretti Oliviero Diliberto a chi gli chiede se il figliol prodigo possa tornare nelle liste comuniste.

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Guerriero licenziato in corteo con la Cgil

IL MANIFESTO

Loris Campetti

Oggi sarà a Roma anche lui, lo si potrà trovare dietro lo striscione della Tod’s di Comunanza, provincia di Ascoli Piceno. Ieri, invece, era al suo paese, a Roccafluvione ad aggiustare la lamiera del pollaio danneggiata dal forte vento dei giorni scorsi. Di cognome si chiama Rossi, come il presidente della provincia Massimo, noto alle cronache per la più importante sperimentazione del bilancio partecipativo, a Grottammare.

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Il fascismo rimesso in parentesi dal «Partito degli Italiani»

di Gianpasquale Santomassimo

su Il Manifesto del 22/03/2009

Fra i tre fascismi che sono al governo (il fascismo storico dei missini, il fascismo «naturale» e qualunquista degli elettori di Berlusconi, il fascismo razzista e xenofobo della Lega) soltanto il primo ha avviato da tempo – e inevitabilmente – una evoluzione e un ripensamento, che lo conducono oggi a celebrare, con lo scioglimento nel Pdl, il compiersi di una proposta politica che si lascia «alle spalle il Novecento con le sue ideologie totalitarie».
Più ancora che l’evoluzione del partito in sé, che è apparso sospeso e lacerato a mezza via tra innovazioni accettate e richiami identitari riaffioranti, ha colpito negli ultimi anni l’accelerazione del percorso personale di Gianfranco Fini, che ha teso a presentarsi come interprete di una nuova destra «moderna» e repubblicana, sempre più distante dal punto di partenza e sempre più vicina al modello di una destra europea incarnata dall’esperienza gaullista più che dalla tradizione democristiana.
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proteggere i fascisti non è più reato

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Se l’Italia avesse bisogno di energia

Angelo Baracca
il manifesto – 25-02-2009

L’Italia ha bisogno di questa energia? Il nucleare produce solo energia elettrica, che copre meno di un quinto dei consumi energetici finali (la Francia produce il 78% dell’energia elettrica dal nucleare, ma importa più petrolio di noi). La potenza elettrica installata in Italia (88.300 MegaWatt, 2006) coprirebbe abbondantemente la domanda (55.500 MW). Perché allora importiamo elettricità dalla Francia? Perché un sistema basato sul nucleare è molto rigido, le centrali nucleari non sono molto modulabili, la Francia deve quindi avere una potenza di base capace di coprire i picchi delle variazioni giornaliere della domanda, per cui quando questa è minima produce energia elettrica in eccesso, che è costretta a vendere a prezzi stracciati (ma per picchi eccezionali della domanda deve comprare energia, molto cara: per affrontare l’ondata di freddo di questo inverno, ad esempio, ha importato energia dalla Germania).
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Europee: no di Ferrero all’appello Vendola

Europee: no di Ferrero all’appello Vendola
giovedì 26 febbraio 2009

Il Corriere della Sera intervista il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero sulla proposta lanciata dal governatore della Puglia Nichi Vendola per la creazione di un’ampia coalizione capace di includere anche l’Udc.

Il suo ex compagno di partito Nichi Vendola vi lancia un appello: per le Europee mettiamo da parte le ragioni di bottega e uniamo tutte le forze di sinistra. Che cosa risponde?
No grazie, non saprei come fare la campagna elettorale per un cartello che tiene insieme socialisti, verdi, comunisti. E’ un guazzabuglio, una scorciatoia per essere eletti. Non vorrei essere offensivo ma rilevo lo scarso profilo politico della proposta di Nichi, che mi pare simile a quella del Pd: alla sconfitta si risponde allargando a destra, si fanno coalizioni fumose, eterogenee, rissose che non sconfiggono nessuno. Un pastrocchio
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