rassegna stampa per la sinistra

conoscere per trasformare

«È gradita la camicia nera»

di Paola Bonatelli
su il manifesto del 01/11/2009

Verona, inviti a feste, gite e cene nostalgiche inviati dall’indirizzo di posta elettronica del Comune. Sotto accusa l’ex assessore An alle politiche giovanili Massimo Mariotti
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INTIMIDAZIONE CONTRO RADIO POPOLARE

“Comunicato di Radio Popolare Milano.”

Un gruppo di neofascisti di Casa Pound, Cuore Nero e Blocco Studentesco ha minacciato questa mattina (1° novembre) Radio Popolare. Poco prima delle 13 una ventina di persone è arrivata davanti alla sede della radio con uno striscione con scritto: “Un fascio non ha prezzo, per tutto il resto c’è Radio Popolare”. Dalle immagini delle telecamere si vede che provano ad entrare nella sede ma che, trovando la porta sbarrata, la coprono di adesivi, mentre altri – alcuni con il casco e altri con il cappuccio in testa – urlano slogan e sventolano bandiere. I redattori di Radio Popolare usciti per capire l’accaduto vengono accolti con lo slogan “comunisti di merda”. Il messaggio intimidatorio è chiarissimo: se dai spazio alle voci democratiche e antifasciste – come nel caso delle manifestazioni di venerdì scorso contro il convegno della destra a Bergamo – te la dovrai vedere con noi fascisti. Oggi un raid con striscioni e adesivi, domani chissà. Ringraziamo le persone, le associazioni e gli esponenti politici che ci hanno già dimostrato solidarietà.

http://www.radiopopolare.it/comunicati/anno/2009/mese/11/n/925/

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Sempre più ultrà il Popolo delle libertà. La destra radicale avanza

su il manifesto
del 01/11/2009
di Saverio Ferrari

Il parapiglia era scoppiato subito. Appena il tempo per il ministro della Difesa Ignazio La Russa di farsi ritrarre dai fotografi a tagliare il nastro tricolore, all’ingresso del Lido di Milano, per inaugurare la festa nazionale del Popolo delle libertà, manco fosse un’opera pubblica, che subito erano volati gli schiaffoni. Causa scatenante i banchetti che distribuivano gadget e materiale politico, in gran parte gestiti dagli ex di An. Pieni di libri fascisti secondo i forzaitalioti. Una rissa.
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Spaccappppound Dialogo a tradimento

di vari
tratto da il manifesto del 15 ottobre 2009
LA POLEMICA
Dialogo a tradimento
Giuseppe Aragno
Succede a Napoli e, poiché ci vivo, non faccio fatica a capire: è l’incipit di un’offensiva destinata a durare. I neo fascisti di Casa Pound occupano un vecchio monastero per farne un sedicente «centro sociale» e su Repubblica Napoli i soliti «intellettuali» in cerca di sistemazione, fanno da sponda e aprono la breccia. Il 9 ottobre, Marco Rossi Doria che, a suo dire, ha in odio il revisionismo, si inventa centri sociali di destra, in una città misteriosa e inesistente, fatta solo di «esclusi» e di «protetti» e propone che il sindaco abbia un ruolo di mediatore tra i centri sociali. Dopo i ragazzi di Salò, occorre «parificare» quelli di Casa Pound. Extracomunitari e i gay pestati, Studenti assaliti davanti alle scuole, non entrano nel conto, La Napoli di Rossi Doria è una mela divisa in due. Un taglio netto e dai confini oscuri: di qua i protetti, dall’altra parte gli esclusi. Un po’ schematico, ma funzionale. A rigor di logica mancano i protettori e, se vuoi esser preciso, provi a capire chi è che va escludendo. Se ci pensi poi bene, una domanda non la puoi evitare: dove metti, in questo disegno semplice e lineare, una scuola aggredita come il «Margherita di Savoia»? In quale delle due città? E dove si colloca Francesco Traetta, il ragazzo mandato all’ospedale con una costola rotta, solo perché ha portato a scuola un partigiano? Chi è Francesco? Un protetto, un escluso o più semplicemente e drammaticamente l’idea stessa di «dialogo» ferita a tradimento? Lo so. Siamo tutti contro il revisionismo e tutti democratici. Di democrazia si riempie la bocca chiunque ne abbia bisogno per non sai quali scopi. Persino Berlusconi. Difficile è capire come si fa ad essere davvero democratici e ancora più difficile saper dire verità impopolari, nel nome e per conto della democrazia. Se la smettessimo di fare delle parole un’arma impropria, per sostenere tesi avventate e demagogiche, se cercassimo soluzioni reali e leali a problemi nelle cui pieghe si cela l’agguato di Francesco, diremmo che il ragazzo è una vittima e non ci sfiorerebbe nemmeno il pensiero che a dirlo si può spingere all’odio. Se Francesco è una vittima, è chiaro che ci sono dei carnefici e non so per quale singolare follia dovremmo mettere insieme il giovane antifascista e chi l’ha massacrato. La dico tutta e fuori dai denti, perché mi pare chiaro che la questione riguardi, a questo punto, il senso stesso della convivenza civile. Con la storiella comoda e strumentale degli steccati da saltare, si fa di ogni erba un fascio e si protegge oggettivamente gente che predica da sempre la violenza. A me non importa da che parte venga e di che colore sia. Nella risibile società degli esclusi e dei protetti, il confine che separa chi colpisce da chi è colpito dev’essere visibile e ben definito. E non c’è dubbio, la domanda è una: chi, per saltare non so bene quali suoi steccati, sosterrebbe a cuor leggero che, per risolvere il caso Saviano, il sindaco dovrebbe mettersi a un tavolo e fare da mediatore tra il giovane scrittore e i casalesi? E torno a Napoli. Sempre più sventurata, devo dire. La guardo sconcertato, così come mi viene dipinta, e non la riconosco. Mi ci perdo. Una sola divisione: esclusi e protetti. I confini, tirati con la squadra e con la riga, sono incomprensibili e irreali. Di che mondo parliamo? Se solo ti guardi attorno attentamente, il conto non ti torna. Nello stesso quartiere, nello stesso vicolo, spesso nella stessa famiglia, c’è tutta la complessità della vita. La gente parla e non c’è mai silenzio. La gente si incontra, si scontra, tratta, contratta, si conosce e trova modo di riconoscersi. Non ci sono due città, esiste solo un insieme di diversità, un’articolata molteplicità e la realtà non è riconducibile a una sorta di inverosimile binomio. Napoli è una metropoli che si «legge a strati» e non puoi chiuderla nell’antico stereotipo della città borbonica quasi per vocazione. Se vai più a fondo, e devi saperci andare, immediato è l’impatto con la borghesia e, se vuoi capire Napoli, tu devi farci i conti. Assieme all’economia del vicolo e a nuclei di plebe, per i quali il tempo non passa, la maturità non giunge, la coscienza civile non si forma, trovi una borghesia articolata che guarda in alto, ma ha frange che si proletarizzano; trovi, se guardi, un proletariato che ha avuto una gran storia. Gente che ha ancora un’anima e resiste al richiamo del vicolo, portandosi dentro l’identità di classe, sebbene sia ormai perennemente terrorizzata dal pauroso binomio licenziamento-disoccupazione e appaia piegata sotto i colpi di un’offensiva padronale così disgregante, che non ha precedenti nella storia della repubblica. E non basta. Quanto di militanza giovanile non sanno più raccogliere i partiti storici dei lavoratori, vive nei centri sociali «rossi». Solo in quelli, perché centri sociali la destra non ne ha. Quale che possa essere la parte politica, nessuno onestamente può negarlo: nonostante limiti e insufficienze, negli ultimi anni questi ragazzi hanno costruito forme di democrazia «dal basso» che meritano rispetto. La democrazia è partecipazione e Rossi Doria in piazza non si vede mai, ma lo ricordo negli anni della giovinezza, quando tutti eravamo autonomi e rivoluzionari. Il suo «potere» era allora tutto operaio. Non so di dove tragga fuori i suoi giudizi e i malaccorti e velenosi suggerimenti che regala al sindaco Iervolino. So che questo suo insistere nel paragonare i ragazzi dei centri sociali agli squadristi che hanno massacrato di botte Francesco Traetta, un loro compagno, uno di loro, non è solo una bestemmia. Somiglia molto a una sorta di provocazione, a qualcosa che sta tra la speranza e l’istigazione che mi auguro inconsapevole. Che si vuole davvero: evitare o scatenare la rissa? Protetti o esclusi: non sta in cielo né in terra. Tutto nasce semplicemente da una micidiale distorsione dei fatti? Può darsi. Ma questo è davvero il revisionismo. E sono sinceramente preoccupato.

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CasaPound, “Il rione si ribelli e mandi via quei ragazzi”

di Anna Laura De Rosa
tratto da La Repubblica Napoli

30.09.2009

Lo scrittore Erri De Luca contesta l´occupazione dell´ex convento: si muova Materdei non il Comune

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Incredibile ALMIRANTE

storie
Incredibile ALMIRANTE
La biografia di Vincenzo La Russa, fratello del
ministro Ignazio, santifica il leader del Msi. Tacendo sul bando contro
i partigiani e sdoganando Salò. Una revisione piena di errori e
omissioni sugli anni ‘60 e ‘70

di Saverio Ferrari
su il manifesto del 20 Agosto 2009
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Il fascismo rimesso in parentesi dal «Partito degli Italiani»

di Gianpasquale Santomassimo

su Il Manifesto del 22/03/2009

Fra i tre fascismi che sono al governo (il fascismo storico dei missini, il fascismo «naturale» e qualunquista degli elettori di Berlusconi, il fascismo razzista e xenofobo della Lega) soltanto il primo ha avviato da tempo – e inevitabilmente – una evoluzione e un ripensamento, che lo conducono oggi a celebrare, con lo scioglimento nel Pdl, il compiersi di una proposta politica che si lascia «alle spalle il Novecento con le sue ideologie totalitarie».
Più ancora che l’evoluzione del partito in sé, che è apparso sospeso e lacerato a mezza via tra innovazioni accettate e richiami identitari riaffioranti, ha colpito negli ultimi anni l’accelerazione del percorso personale di Gianfranco Fini, che ha teso a presentarsi come interprete di una nuova destra «moderna» e repubblicana, sempre più distante dal punto di partenza e sempre più vicina al modello di una destra europea incarnata dall’esperienza gaullista più che dalla tradizione democristiana.
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proteggere i fascisti non è più reato

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atti del convegno sesso e politica

http://www.ilmanifesto.it/archivi/donne-e-potere/#c364

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