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La sinistra festeggia e il Pd dimentica Ichino
Nei democratici c’è chi ammette: abbiamo fatto poco. Il Prc: esempio per l’autunno ROMA
Dunque il destino della Innse non era segnato e l’unica soluzione possibile non era ricollocare gli operai. È andata diversamente da come il senatore del partito democratico Pietro Ichino aveva previsto e auspicato sul Corriere della Sera. Il bello è che della vittoria si felicita in primis il Pd. L’ex ministro del lavoro Cesare Damiano – sostenitore, come Ichino, della mozione Franceschini – dice che «la conclusione positiva è un’ottima notizia ed è dovuta all’unità e alla determinazione dei lavoratori e all’azione del sindacato.
Una lezione
da tenere a mente per il prossimo autunno di crisi» (e forse anche per il congresso del Pd a proposito di compagni di cordata). Va detto che il segretario del Pd Dario Franceschini aveva scelto subito di stare dalla parte delle tute blu – «una protesta condivisibile e che va sostenuta» – anche se grossi calibri del partito democratico al presidio milanese di via Rubattino non si sono fatti vedere. C’è stato il consigliere comunale Majorino, lo stesso che ieri ha ammesso che «a parte qualche eccezione abbiamo lasciato i lavoratori troppo soli di fronte alle difficoltà, abbiamo creduto troppo poco in questa battaglia». Lo sfidante di Franceschini, Pierluigi Bersani, si era subito fatto sentire con il ministro dell’interno Maroni nel giorno in cui la polizia tentò lo sgombero del presidio, e ieri ha potuto festeggiare «un’ipotesi credibile di salvaguardia di un pezzo di ricchezza del paese. È doveroso prima di ogni altra cosa ringraziare i lavoratori che in una situazione difficilissima ci hanno sempre creduto». Di «vittoria che serve da insegnamento e auspicio per l’autunno» parla il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, che al presidio c’è stato domenica scorsa. «È la vittoria delle ragioni del lavoro sul profitto e la speculazione – afferma -, la dimostrazione che le conquiste sociali non si ottengono piegando la testa di fronte all’interesse dei datori di lavoro ma facendo valere le proprie motivazioni». Anche un altro assiduo del presidio, Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori sostiene che «la lotta radicale paga» e rilancia «l’occupazione operaia di tutte le aziende che licenziano». Nel caso dell’Innse parla però di «risultato positivo ma parziale». Una vicenda esemplare anche per Sinistra critica: «Costruiamo coordinamenti della fabbriche in crisi – propone Gigi Malabarba – resistiamo ai licenziamenti e alle ristrutturazioni».

