Più liberi, meno liberi
• da Il Manifesto del 26 gennaio 2007, pag. 1
di Guglielmo Ragozzino
Da
oggi siamo più liberi? Il pacchetto Bersani, presentato al consiglio
dei ministri di ieri, presume che sia proprio così, ma la questione è
aperta. La materia si può dividere in tre parti.
Vi
sono in primo luogo i piccoli affari. L’idea base è quella di difendere
il contraente più debole, ma in un libero mercato. Contraente più
debole significa il cliente della banca, l’assicurato, il mutuatario:
insomma chi sottoscrive un contratto con molti articoli obbligatoli e
con i caratteri scritti in piccolo. Il mercato si allarga e la
concorrenza si rafforza – ne è convinto il ministro – se ognuno può
fare il mediatore, il rappresentante, l’agente immobiliare. Sarà forse
il festival dell’improvvisazione, ma alla fine le cose si
aggiusteranno; sarà il mercato, ancora lui, a selezionare gli agenti
capaci dagli altri; saranno sufficienti pochi mesi di errori e di
truffe per eliminare gli incapaci e promuovere gli altri. Sempre in
linea con il libero mercato, sarà possibile aprire esercizi accanto a
esercizi simili: un primo tentativo era già stato svolto
dall’antitrust in tema di cinematografi, ma senza arrivare ai
risultati sperati.
Poi
vi sono i grandi affari, che toccano i veri interessi economici. Tra
piccoli e grandi, a fare da spartiacque, l’impresa-fatta-in-un-giorno,
tanto in fretta da confondere il radicale Capezzone che si sarebbe
accontentato di una settimana. I grandi affari sono connessi alla
distribuzione dell’energia: i supermercati venderanno benzina e
gasolio; le stazioni di servizio, in compenso, venderanno di tutto.
Inoltre la rete del gas, ora controllata dall’Eni tramite la consociata
Snam, verrà liberalizzata, nel senso che per poterla utilizzare gli
altri fornitori di gas non dovranno chiedere il permesso all’Eni. Una
parte rilevante della politica industriale e finanziaria del paese si
gioca su questo punto. Gazprom, in riva al fiume, attende che passi lo
sconfitto. Anche gli industriali dei rigassificatori attendono, con
trepidazione, la rete del gas. La liberalizzazione, in fondo, li
riguarda più di tutti gli altri. Le alleanze, gli scontri, le
pacificazioni nel mercato energetico sembrano prescindere
dall’esigenza primaria di risparmiare energia, di progettare energie
alternative, di vivere con emissioni di gas serra ridotte e tendenti
allo zero.
E
poi c’è una terza parte. La piccola tassa per la ricarica del
telefonino è abolita, almeno nelle intenzioni, e questo fa piacere a
quasi tutti. Il lunedì del barbiere è un’usanza molto antica, che
consentiva di tenere aperta la bottega alla domenica, dando modo ai
maggiorenti del villaggio di stare insieme e commentare (gli uomini
non spettegolano, commentano). Nessuno riterrà che sia una questione
decisiva.
Decisiva
a nostro parere è invece la liberalizzazione della vendita dei
giornali. Lo spostare dalle edicole ad altri luoghi, indeterminati ma
di certo numerosi, la vendita della carta stampata è una scelta che
moltiplicherà, in teoria, i punti vendita. In passato si è fatto un
esperimento, con la vendita di quotidiani nelle stazioni di servizio e
nei supermercati. E’ provato che non si è venduta una copia in più. Se
i grandi proprietari dell’editoria volevano aumentare le copie, il
risultato è stato mancato in pieno. Ma forse volevano «razionalizzare
il mercato» cioè far fuori i piccoli e mettere in riga le edicole. I
giornalai hanno tentato di difendersi e hanno usufruito del successo
straordinario dei collaterali. Con essi le edicole hanno aumentato le
vendite complessive, i quotidiani sono rimasti stabili e sono
aumentate le disgrazie dei minori.
Ora
le edicole otterranno di vendere ogni merce, non solo collaterali. Il
risultato sarà di escludere dallo spazio di vendita tutto il
superfluo. I piccoli giornali, per esempio. Così, liberalizzando
liberalizzando, si ucciderà anche la libertà di stampa.