rassegna stampa per la sinistra

conoscere per trasformare

Soluzioni per la crisi con l’aiuto di Keynes

SAGGI
Soluzioni per la crisi con l’aiuto di Keynes
Da Bollati Boringhieri torna il classico di Minsky
Francesco Garibaldo
LIBRI: HYMAN P. MINSKY, JOHN MAYNARD KEYNES E L’INSTABILITÀ DEL CAPITALISMO, BOLLATI BORINGHIERI, PP 233, EURO 18

TRATTO DA ilmanifesto del 28 aprile 2009
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A piazza Navona, una lista “rossissima”

tratto da il manifesto
FUORIPAGINA 18/04/2009

di Matteo Bartocci

Un’unica «bandiera rossa». Cantata dal pubblico prima, durante e dopo ogni intervento dal palco. Un’unica falce e martello per la sinistra comunista «erede» del Pci. Rifondazione, comunisti italiani e Socialismo 2000 (l’area ex Ds guidata da Cesare Salvi) scelgono piazza Navona a Roma per iniziare la propria campagna elettorale per le europee.
«E’ un progetto chiaro – spiega il segretario del Prc Paolo Ferrero prima del suo comizio – che continuerà anche dopo le europee a prescindere dal dato elettorale». Parole che confermano come questa lista elettorale sia effettivamente un passo decisivo verso l’ “unità dei comunisti”. Sempre che gli elettori mostrino di apprezzare l’obiettivo. A lanciare sul nastro di partenza la nuova formazione «rossissima» i leader di quasi tutta la sinistra europea che conta. Lothar Bisky della Linke tedesca; Paco Frutos, segretario del partito comunista spagnolo e Francis Wurtz, capogruppo del gruppo Gue/Ngl al parlamento europeo e storico dirigente a Strasburgo del partito comunista francese.
In piazza quasi quattromila persone, su cui campeggia nelle prime file «comunisti per sempre», lo striscione del circolo Zhukov di Poggibonsi. Quando i tre leader salgono sul palco il coro è unanime: «Uniti, uniti, uniti». Poco importa che l’appello all’unità riguardi una lista che, secondo i sondaggi più ottimisti, supera di poco la soglia del 4%.
Il primo a intervenire dal palco è Cesare Salvi, l’ex ministro del Lavoro fuoriuscito dalla Sinistra democratica di Fava e Mussi. «A chi mi chiede come mi trovo con la falce e martello – dice – rispondo: benissimo. Mi sembra di essere tornato ragazzo». Anche Diliberto, dopo di lui, prova il tasto dell’entusiasmo. «Guardate quanto ce n’è in questa piazza – dice al pubblico – vi ricordate l’Arcobaleno un anno fa?». «Tante volte i nostri partiti hanno sfilato insieme – sottolinea – ma oggi c’è un’unica bandiera rossa comune, una sola falce e martello». Ferrero concorda e nel suo comizio, subito dopo, lo spiega così: «Noi siamo gli eredi non pentiti delle lotte per la libertà, la giustizia e i diritti civili di questo paese». «Se un giornalista -dice – ci chiede se siamo vetero o abbiamo il torcicollo – qui qualcuno nelle prime file azzarda a rispondere «sì, si, sì» – noi diciamo che no – corregge subito il segretario, dedicando la giornata a Carlo Giuliani e al movimento no global».
Sotto le falci e martello che garriscono al vento si parla un po’ anche delle liste. Resta ancora in sospeso il nodo dei segretari. «Io non mi candido – ribadisce Ferrero – fare il segretario di Rifondazione è già un compito gravoso e candidarmi per poi dimettermi sarebbe una finzione inaccettabile. Se qualcun altro vuol farlo, certo noi non metteremo veti».
Le pressioni, anche dentro il Prc, perché Ferrero sciolga la riserva sono notevoli. Sarebbe l’ufficializzazione dell’unità dei comunisti anche per il futuro. Non a caso, a via del Policlinico, provano a mettere qualche paletto alla candidatura di Diliberto. Nessun veto appunto ma spinta per una presenza non in una circoscrizione «forte» come quella centrale ma nelle caselle deboli (Isole o Sud). Ipotesi che il Pdci per ora non accetta.
Segretari a parte alcuni nomi sono ormai certi: Margherita Hack, Heidi Giuliani e Lidia Menapace sono sicure. Come Salvatore Bonadonna (bertinottiano rimasto nel Prc), Massimo Villone di Socialismo 2000 e Fabio Amato, responsabile esteri di via del Policlinico. Ricandidati anche gli europarlamentari uscenti Giusto Catania e Vittorio Agnoletto, che dovrebbe essere il capolista nel Nord Ovest. Contatti infine con scrittori importanti come Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Valeria Parrella. Agita appena un po’ le acque la possibile candidatura di Rosario Crocetta, il sindaco antimafia a Gela passato al Pd che Franceschini pare non voler candidare. «Sono sempre inclusivo e non esclusivo», risponde a denti stretti Oliviero Diliberto a chi gli chiede se il figliol prodigo possa tornare nelle liste comuniste.

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Il fascismo rimesso in parentesi dal «Partito degli Italiani»

di Gianpasquale Santomassimo

su Il Manifesto del 22/03/2009

Fra i tre fascismi che sono al governo (il fascismo storico dei missini, il fascismo «naturale» e qualunquista degli elettori di Berlusconi, il fascismo razzista e xenofobo della Lega) soltanto il primo ha avviato da tempo – e inevitabilmente – una evoluzione e un ripensamento, che lo conducono oggi a celebrare, con lo scioglimento nel Pdl, il compiersi di una proposta politica che si lascia «alle spalle il Novecento con le sue ideologie totalitarie».
Più ancora che l’evoluzione del partito in sé, che è apparso sospeso e lacerato a mezza via tra innovazioni accettate e richiami identitari riaffioranti, ha colpito negli ultimi anni l’accelerazione del percorso personale di Gianfranco Fini, che ha teso a presentarsi come interprete di una nuova destra «moderna» e repubblicana, sempre più distante dal punto di partenza e sempre più vicina al modello di una destra europea incarnata dall’esperienza gaullista più che dalla tradizione democristiana.
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proteggere i fascisti non è più reato

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Se l’Italia avesse bisogno di energia

Angelo Baracca
il manifesto – 25-02-2009

L’Italia ha bisogno di questa energia? Il nucleare produce solo energia elettrica, che copre meno di un quinto dei consumi energetici finali (la Francia produce il 78% dell’energia elettrica dal nucleare, ma importa più petrolio di noi). La potenza elettrica installata in Italia (88.300 MegaWatt, 2006) coprirebbe abbondantemente la domanda (55.500 MW). Perché allora importiamo elettricità dalla Francia? Perché un sistema basato sul nucleare è molto rigido, le centrali nucleari non sono molto modulabili, la Francia deve quindi avere una potenza di base capace di coprire i picchi delle variazioni giornaliere della domanda, per cui quando questa è minima produce energia elettrica in eccesso, che è costretta a vendere a prezzi stracciati (ma per picchi eccezionali della domanda deve comprare energia, molto cara: per affrontare l’ondata di freddo di questo inverno, ad esempio, ha importato energia dalla Germania).
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Walter, il sogno e il destino

di Ida Dominijanni
Con un gesto che gli assomiglia in tutto e per tutto, nel bene e nel male, Walter Veltroni rinuncia alla leadership ma non rinuncia al suo sogno, né all’identificazione fra il suo sogno e il destino dell’Italia. «Il Pd è stata la speranza e il sogno della mia vita», ribadisce siglando il suo addio alla segreteria, e «il Pd è il destino dell’Italia», aggiunge invocando quel partito-governo riformista che «prima o poi» dovrà pur riuscire a far spirare anche in Italia il vento del cambiamento. L’evocazione del sogno è da sempre la parte più consona a Walter Veltroni, e non c’è né da diffidarne, né da contrapporgli una di quelle iniezioni di realismo che i sogni, invece, li uccidono.
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Il Padre del Popolo

Ida Dominijanni
Beppino Englaro non ha avuto né gravame né pena dalla via crucis di sua figlia Eluana. Non lui ma alcune generose suore l’hanno accudita, e sono loro che lottano per farla vivere mentre lui si appresta a finirla. È un padre indegno, Beppino Englaro, ed è direttamente a lui che Silvio Berlusconi si sostituisce, è nel suo posto che si mette presentandosi a tutte e tutti noi come il Padre vero, il Padre buono, il Padre degno di Eluana, del Popolo e della Nazione. Il Padre onnipotente, contro un padre impotente. Il Padre che brandisce lo scettro inumano della Legge, contro un padre che ha invocato e ottenuto umana pietà dai tribunali.
Il Padre che presiede alla discendenza – «Eluana è viva, potrebbe ancora generare un figlio» – contro un padre che da 17 anni piange la sua discendenza spezzata per sempre.
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VUOTO UTILE

IL MANIFESTO giovedì 5 febbraio 2009

A sinistra gioco a due Verso liste separate
Obiettivo superare il 4 per cento, ma tutti divisi. Europee, la soglia fa paura ma non basta al cartello unitario Verdi, Sd e Vendola sul «triciclo». Prc: lista anticapitalista
Matteo Bartocci
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Moulin Rouge

BASE USA
Il Dal Molin ai vicentini: occupazione a oltranza
Occupata la parte civile dell’aeroporto. Enac acconsente. La polizia si ritira
Sebastiano Canetta Ernesto Milanesi
VICENZA
Hanno “invaso” la futura mega-base Usa. Pacificamente, sorprendendo tutti. È una sorta di “effetto Obama” a Vicenza: le ragioni del popolo non si possono più ingabbiare come prima. E i manifestanti possono far sera in allegria. Lo avevano promesso tre anni fa, quando il progetto della “Ederle 2″ era poco più di una bozza. Ieri mattina gli attivisti del “No dal Molin” sono passati dalle parole ai fatti, occupando l’area dell’aeroporto di Vicenza destinata alla seconda base americana della città. Un blitz in piena regola, organizzato attraverso il silenzioso tam tam degli sms o con il passaparola diretto. Una mobilitazione, che ha colto di sorpresa le forze dell’ordine.
Inizia tutto poco prima delle 10: sono 200 le persone che si avvicinano compatte alla rete di recinzione che protegge sedime e pista del campo di volo. Altre 400 rimangono sul ciglio della strada che circonda l’area a poche centinaia di metri dal confine. Gridano slogan contro la base e a favore del parco cittadino, ma soprattutto distolgono l’attenzione verso il gruppo di attivisti che sta tagliando la rete con le cesoie. È la breccia che innesca la pacifica invasione del “cuore” civile dell’aeroporto.
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UNA NUOVA APARTHEID

di Naomi Klein
UNA NUOVA APARTHEID
«Boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni: ecco perché li propongo contro Israele»
È ora. Dopo molto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all’apartheid in Sudafrica. Nel luglio 2005 una grande coalizione di gruppi palestinesi delineò un piano proprio per far ciò. Si appellarono alla «gente di coscienza in tutto il mondo per imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di pressioni economiche contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica all’epoca dell’apartheid». Nasce così la campagna «Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni» (Boycott, Divestment and Sanctions, BDS).
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atti del convegno sesso e politica

http://www.ilmanifesto.it/archivi/donne-e-potere/#c364

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