su Liberazione del 30/10/2009
di Alberto Burgio
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07/11/2009 • 22:09 0
su Liberazione del 30/10/2009
di Alberto Burgio
Archiviato in:politica italina , liberazione
12/10/2009 • 14:43 0
di Anita Sonego e Klaus Mondrian *
tratto da liberazione del 11/10/09
su Liberazione del 11/10/2009
Corpo Libero, il movimento Lgbtq di Rifondazione, ha partecipato ieri pomeriggio alla manifestazione “Uguali” organizzata a Roma per rispondere all’ondata omotransfobica in atto nel nostro Paese. La parola d’ordine dell’appuntamento romano e la sua piattaforma hanno creato un dibattito all’interno delle varie associazioni alcune delle quali, come ad esempio “Facciamo Breccia”, non hanno aderito. Read the rest of this entry »
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05/03/2009 • 09:58 0
foto della manifestazione di forza nuova a bergamo
Guarda le foto del saluto fascista del prete lefebvriano presente al raduno di Forza Nuona
video sui comportamenti della democratica polizia italiana
a seguire gli articoli usciti su liberazione e il manifesto
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16/02/2009 • 14:51 1
Le stragi in Rdc e l’indifferenza della comunità internazionale
Congo, patto con il Ruanda per stroncare i ribelli
Ma a pagare con il sangue sono soltanto i civili
Francesca Marretta
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15/02/2009 • 18:37 0
La crisi sarà l’occasione, per il capitalismo, per ripulire il sistema dalle incrostazioni, per rimodularsi, per trovare nuove (?) strade. E’ in questa logica di ristrutturazione che sembra muoversi la stessa politica della nuova amministrazione Usa.
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08/02/2009 • 12:11 0
di Paolo Ferrero
tratto da liberazione
Ieri è stata una grande giornata di mobilitazione contro il governo Berlusconi e l’offensiva clerico fascista che il presidente del consiglio ha aperto. Berlusconi non è rimasto con le mani in mano e ha puntato dritto all’obiettivo dicendo a proposito della Costituzione quello che lui considera l’insulto peggiore e cioè che è sovietica.
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06/12/2008 • 23:08 0
Thyssen, la memoria come impegno
di Paolo Ferrero
su Liberazione del 06/12/2008
Antonio Schiavone, Angelo
Laurino, Roberto Scola, Rocco Marzo, Antonio Santino, Rosario Rodinò,
Giuseppe Demasi. E’ trascorso un anno da quando, nella notte del 6
dicembre, il rogo infernale divampato alla linea 5 della Thyssen Krupp
di Torino ha falcidiato sette vite e distrutto sette famiglie,
sottoposte per di più a lunghi giorni di terribile agonia.
Un anno
dopo ricorre il tempo della commemorazione e della partecipazione al
cordoglio. Ma anche quello dell’impegno civile e politico contro gli
omicidi e gli incidenti sul lavoro: il solo modo per onorare
sinceramente la memoria e il valore di quelle sette vite strappate al
mondo e ai propri affetti, insieme a tutte le altre che ogni giorno
sono vittime inermi della criminalità di un lavoro sempre più spogliato
di dignità e rispetto.
La cinica contabilità dell’insicurezza sul
lavoro conta quest’anno – e sino a ieri, ma si tratti di dati che
subiscono un continuo, quotidiano e drammatico aggiornamento – 975
morti, 975.838 infortuni, 24.395 invalidi. Ogni anno il lavoro uccide,
mutila, ferisce più di tutta la criminalità organizzata messa assieme.
Ogni anno, il “bollettino” delle vittime del lavoro è più duro di un
bollettino di guerra: si tratta di una guerra cronica ma non
combattuta, di una patologia sociale ma non contrastata.
La
criminalità del lavoro colpisce, infatti, in modo sempre più
indiscriminato, dalla manovalanza in nero – vittima principale e
spoglia di qualunque tutela – a chi detiene responsabilità direttive,
nella misura in cui la frenesia della produttività e l’ossessione del
profitto spingono, ormai, a travalicare ogni gerarchia della
produzione, ogni diritto, ogni barlume di rispetto e di umanità, sui
luoghi di lavoro.
Nei giorni scorsi, dalla magistratura è giunto un
segnale importante di rinnovato impegno dello Stato contro gli omicidi
bianchi, impegno di cui si sentiva l’urgenza: il rinvio a giudizio
disposto dal gup di Torino per i sei imputati e per l’azienda, tutti
accusati della morte dei sette operai uccisi nel rogo alla Thyssen
Krupp. Un atto tanto più significativo in quanto è la prima volta che
la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio volontario (nei
confronti dell’amministratore delegato del gruppo tedesco, Harald
Espenhanh), così come è la prima volta che si arriva a un rinvio tanto
delle persone fisiche che della società.
Per contro, il governo -
così alacremente impegnato a installare tornelli per controllare
l’andirivieni degli impiegati – non è altrettanto risoluto nel
contrastare il quotidiano bollettino di guerra dei morti sul lavoro, e
medita anzi di depenalizzare nuovamente le responsabilità delle morti.
Occorre
invece continuare ad affrontare e combattere con i fatti l’emergenza
nazionale degli incidenti. A cominciare proprio dall’applicazione del
Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro varato nella scorsa
legislatura, dall’applicazione delle sanzioni e degli interventi nei
confronti delle aziende. E a cominciare dai luoghi stessi di lavoro
attraverso l’assunzione della coscienza del rischio e la battaglia
politica da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, delle Rsu, delle
Rls, del sindacato.
Mi trovo nell’impossibilità concreta di
partecipare alla manifestazione organizzata oggi a Torino dai familiari
delle vittime e dal comitato nato in loro nome, ma mi sento e sono
vicino con il cuore e con tutto il mio impegno politico al fianco di
quegli operai e delle loro famiglie e, naturalmente, al comitato di
lotta nato in loro nome.
Mi auguro che la manifestazione di oggi a
Torino come lo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 12
dicembre possano costituire due passaggi importanti e decisivi per dare
dignità al lavoro e costruire un’economia stabile, pulita, sicura.
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